Cena nel buio






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Se provassimo a compiere una riflessione attenta sul significato del valore multisensoriale del cibo, mettendo da parte per una sera il senso soverchiante della vista? Sedendo attorno ad un tavolo al buio per riscattare la forza del gusto, dell’olfatto, del tatto e, perché no, dell’udito nel mangiare e bere alcuni prodotti autentici della nostra terra? Magari giocando a riconoscere le cose, a distinguere senza vedere, a godere delle fragranze senza il condizionamento del colore; a scambiarsi impressioni fuori dal controllo dello sguardo compiaciuto o disgustato del vicino.
Il buio come valore.
Come occasione per liberarsi dai condizionamenti delle apparenze.

Questa la sfida lanciata da “la Cena nel buio”.

Si tratta di un incontro organizzato in una sala tenuta rigorosamente al buio, nella quale gli ospiti vengono guidati da personale non vedente per vivere un'esperienza unica, che prima incuriosisce, poi stupisce ed affascina.

L'ambiente della sala, completamente oscurato per l’occasione, favorisce un diverso e più stimolante percorso alla scoperta del cibo e dei sapori, un viaggio nel gusto che vede impegnati tutti gli altri sensi in un gioco di riconoscimenti che riserva non poche sorprese.

Un'occasione per fare anche nuove conoscenze, relazioni interpersonali si intrecciano su basi del tutto diverse, dove l'apparire degli altri lascia inevitabilmente il posto solo all'essere ed al sentire comune.

Visti i successi ottenuti in Italia ed in Europa,l'evento, organizzato per la prima volta a Roma dall' Unione Italiana dei Ciechi nel mese di luglio 2005, mi ha dato la possibilità, assieme ad altri non vedenti, di sperimentarmi come cameriere lavorando anche in vari locali della Capitale che hanno deciso di promuovere l’iniziativa.

Chi partecipa alla Cena al buio, viene accompagnato da personale privo di vista all'interno di una sala completamente oscurata, dove si chiede di spegnere il cellulare e di fare a meno degli orologi da polso con le lancette luminose. Se qualcuno non ce la fa e chiede di uscire basta far presente il disagio e una guida gentile ti accompagna all'esterno della sala. E' una delle regole: nessuno usi l'accendino, ma in caso di difficoltà domandi aiuto.

Per tutta la sera si può contare sulla presenza discreta e rasserenante di camerieri non vedenti che accompagnano gli ospiti, insegnano a riconoscere gli oggetti sulla tavola, danno utili suggerimenti per sentirsi a proprio agio.

Alcuni dei partecipanti alle numerose Cene nel buio nelle quali ho lavorato come cameriere, raccontano che si capovolge la prospettiva rispetto alla consueta modalità di percezione del mondo esterno. Nell’oscurità le barriere razionali cadono, il controllo della vista non può agire: capita così di prendersi per mano con uno sconosciuto, di parlare andando al cuore degli argomenti, senza etichette e formalità.

Si percepiscono in modo diverso gli spazi e si avverte chiaramente la presenza (o l’assenza) dei camerieri vicino a sé, la loro distanza in base al suono della voce. Si affinano le potenzialità degli altri sensi.

Lo scopo dell'iniziativa è ridurre la distanza psicologica tra chi ha perso il bene prezioso della vista e chi non ha, per sua fortuna, questo handicap, sapendo che comunque è un disagio a termine, solo per qualche ora, mentre una persona cieca vive ogni giorno questa situazione.
Dal buio e da un'esperienza di questo tipo, si torna alla luce con una doppia rivelazione: da un lato ci si avvicina alla realtà di chi non può vedere e dall'altro si scopre quanto il nostro mondo ipervisivo ci induca quotidianamente a trascurare gli altri sensi.
Cenare nel buio, può essere un'esperienza personale molto utile per scoprire le potenzialità degli altri sensi e affinare l'olfatto e il gusto.

Abituati ad un mondo dove l’immagine è tutto, dove il farsi notare è così importante e poi di colpo il trovarsi ad immergersi in una nebulosa dove non si sa neanche chi è seduto al tavolo vicino. Allora si capisce che esistono altri modi per comunicare. Nel buio, come alla luce, puoi capire che l’essenziale è invisibile agli occhi, un’esperienza illuminante. Quando si arriva a comprendere ciò, si è compreso che non esiste solo la vista, ma anche che i sensi non sono solo cinque. Possiamo non accorgerci di ciò che è ben visibile intorno a noi così come il nostro cervello può vedere senza che noi ce ne rendiamo conto.

Bastano poche frazioni di secondi perché un’immagine entri nel nostro cervello senza che noi ce ne possiamo accorgere, eppure questa immagine può condizionare il nostro pensiero e di conseguenza le nostre azioni. Si tratta del fenomeno della percezione subliminale. In qualsiasi modo vogliamo metterci in contatto con gli altri e con noi stessi, vi riusciamo bene solo quando lo facciamo con il cuore. Perché conoscere l’altro è prima di tutto il capire che occorre conoscere se stessi; e il buio ti aiuta a farlo.

Credo fortemente nelle potenzialità comunicative della Cena nel buio, e per questo motivo sto tentando di organizzare analoghe iniziative, magari in occasione di manifestazioni culturali ed eventi finalizzati alla promozione del territorio.